ATARI 8-bit computers Italia

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SUCCESSO COMMERCIALE

INTRODUZIONE

Tanti, soprattutto in Italia, influenzati dallo scarso successo ottenuto nel Belpaese, ignorano che i computer Atari 8-bit:

Invece quasi tutti i testi in italiano che mi è capitato di leggere (tranne ad esempio un articolo di Luciano Costarelli pubblicato su PC Professionale di marzo 2023) omettono completamente questi due aspetti, parlano di scarso successo e si soffermano, ad esempio, sullo sfortunato 1200XL oppure sulla sconfitta nella battaglia commerciale contro il C64.
A tal proposito, nel corso degli anni ho effettuato ricerche e credo di aver individuato i motivi che portarono gli Atari ad essere scalzati dal C64.
Innanzitutto non bisogna confondere la situazione americana con quella di altri paesi, men che meno con quella italiana.

NORD AMERICA

In sintesi, gli Atari 400/800, commercializzati nel 1979, furono ben accolti, essendo macchine avanzate, offerte ad un prezzo alto ma concorrenziale rispetto a rivali come Apple II e PET, prodotte da un'azienda che non lesinava denaro nel marketing affidandosi a testimonial del calibro di Robert Ludlum (autore del romanzo The Bourne Identity) e LeRoy Gordon Cooper (astronauta della NASA). Bisogna ricordare che in quegli anni Atari Inc. era all'apice del successo e poteva contare sulle risorse e sulle collaborazioni fornite dall'impero multimediale Warner Communication, del quale faceva parte dal 1976.
Jack Tramiel e la sua Commodore, che aveva in catalogo il computer professionale PET del 1977, non rimasero a guardare e nel 1981 commercializzarono negli USA il VIC-20, macchina dalle capacità più limitate ma offerta ad un prezzo inferiore rispetto all'Atari 400. Con il VIC-20 Tramiel iniziò ad attuare la sua aggressiva strategia che con la riduzione dei prezzi puntava ad estromettere i concorrenti dal mercato (Texas Intruments fu una delle sue vittime), strategia agevolata dal fatto che Commodore poteva produrre autonomamente i circuiti integrati essendo proprietaria di MOS Technology (l'azienda produttrice del microprocessore 6502 usato da diversi computer dell'epoca). Il VIC-20 fu prodotto per pochi anni ma furono sufficienti per diventare il primo computer a raggiungere il milione di unità vendute e soprattutto per permettere a Commodore di entrare prepotentemente nel nuovo mercato dei computer domestici.

Confronto prezzi (pubblicità VIC-20, 1982)
fonte: sconosciuta

La strategia di Tramiel (famoso il suo motto "business is war") proseguì nel 1982 con il C64. La nuova macchina, nonostante fosse di due anni e mezzo più recente, aveva pochi miglioramenti rispetto agli Atari, ma mirati: essi facilitavano la programmazione dei giochi (ad esempio gli 8 sprite multicolori, il set da 256 caratteri, la palette da soli 16 colori ma facilmente gestibili). Ma soprattutto il C64 fu venduto per due anni ad un prezzo via via sempre inferiore rispetto agli Atari (800 prima e 800XL poi). Uno spot pubblicitario di Commodore sosteneva che fosse necessario acquistare quattro Atari 800 per avere lo stesso quantitativo di memoria di un C64. Inoltre l'azienda pubblicizzò il suo nuovo prodotto massicciamente (basta sfogliare le riviste dell'epoca per rendersene conto). E Atari come reagì? Per quanto riguarda i prezzi, non poté abbassare quelli degli Atari 400/800 più di tanto, essendo macchine costose da produrre (basta pesarle per rendersene conto). Dopo il flop del 1200XL di inizio 1983, solo con gli Atari 600/800XL di fine anno (non disponibili per le cruciali festività natalizie in misura adeguata da soddisfare la domanda) fu in grado di tornare a competere sul fronte dei prezzi, che però rimasero superiori rispetto a VIC20 e C64. Il CEO James Morgan nel febbraio del 1984 dichiarava alla stampa di non essere preoccupato, trattandosi di computer di qualità e ritenendo che Commodore perdesse credibilità tagliando continuamente i prezzi!

Confronto prezzi (pubblicità Compute!, settembre 1984

Ma Atari era da tempo in crisi tanto che nel luglio del 1984 la divisione consumer venne svenduta da Warner Communications a Jack Tramiel, che ad inizio anno aveva lasciato Commodore. Gli investimenti pubblicitari per la nuova linea XL si interruppero, ciononostante questi computer continuarono ad avere un buon successo senza però mai impensierire il C64 che in quel momento vendeva tre volte tanto.
Non fu d'aiuto il fatto che, accanto al nuovo 800XL da 64KB, ci fossero il 600XL con 16KB e centinaia di migliaia di vecchi Atari 400/800 dotati al massimo di 48KB. Atari e le software house spesso non sfruttarono i 64KB per mantenere la compatibilità con i modelli dotati di poca memoria, fattore che in certi casi comportò giochi di qualità inferiore rispetto al C64 che disponeva di 64KB.
Evidentemente il successo del C64 spinse il mercato a investire su questa piattaforma, per la quale furono prodotti un numero sempre maggiore di programmi e ad abbandonare progressivamente gli Atari, meno remunerativi.
Nel 1985 la nuova Atari Corp. di Tramiel pensò di sfruttare la carica innovativa dei suoi nuovi computer a 16 bit "vestendo" gli 8 bit con il design degli Atari ST. Nacque così la linea XE, computer sostanzialmente uguali alla linea XL, che a parte l'aspetto estetico non avevano niente in comune con gli ST (come noto questi ultimi furono realizzati a tempo record da personale ex Commodore che seguì Tramiel mentre gli 8 bit Atari furono concepiti dagli ingegneri che poi svilupparono l'Amiga). Però a livello commerciale l'operazione aveva un senso perché in questo modo Atari copriva anche la fascia bassa del mercato con prodotti esteticamente simili. Il modello 130XE, dotato di 128KB di memoria, aveva il pregio di costare meno dei concorrenti. Nel 1987 fu commercializzato pure un Atari 65XE con tastiera e caratteri arabi ("Atari Najm"). Lo stesso anno arrivò l'Atari XE Video Game System (XEGS), in pratica un computer travestito da console. A differenza degli Atari 400/800 del 1979, la linea XE del 1985 non aveva niente di innovativo ma, prodotta fino al 1991, consentì agli Atari 8 bit una longevità sino a metà anni novanta.

ITALIA

In Italia la situazione era completamente diversa. Gli Atari 400/800 arrivarono solamente nell'ottobre 1981 e non erano distribuiti da Atari bensì dall'importatore Adveico S.p.A. di Milano (la console VCS invece da Melchioni). Apparvero anche delle pubblicità su riviste generaliste ma si trattava di prodotti per pochi. Infatti costavano rispettivamente circa uno e due milioni di lire e un listino di inizio 1983 indica un prezzo di 840 mila lire per un Atari 400 con 8KB e di un milione e 800 mila lire per un Atari 800 con 48KB. Meno di un Apple IIe, per il quale bisognava sborsare 2 milioni e 239 mila lire (prezzi sempre IVA 18% esclusa) ma sempre tanti soldi.

Micro & personal computer, dicembre 1981

Negli USA, dove l'informatica era un po' più popolare e le disponibilità economiche maggiori, le caratteristiche tecniche e il prezzo vantaggioso permisero agli Atari di vendere più degli Apple. In Italia questi prezzi erano fuori dalla portata delle famiglie e il VIC-20, offerto nel medesimo listino a 423 mila lire, non fece fatica a conquistare un mercato dove Commodore era presente in prima persona e investiva nella pubblicità. Anche Sinclair ZX81 (200 mila lire) e successivamente ZX Spectrum (360 mila lire in versione 16KB) e TI-99/4A (500 mila lire) poterono ritagliarsi il loro spazio.
Dopo il VIC-20 arrivò il C64, che sempre nello stesso listino aveva un prezzo di 825 mila lire (a fronte come detto del milione e 800 mila lire necessari per un Atari 800). Oltre al prezzo vantaggioso queste macchine a partire dal 1984 potevano contare su un enorme parco software praticamente gratuito; infatti nelle edicole venivano vendute alla luce del sole cassette con ottimi programmi piratati. Inoltre VIC e C64 erano presenti su tutte le riviste di informatica e videogiochi dell'epoca e vennero pubblicati diversi libri in italiano.
E gli Atari? Come scritto i 400/800 arrivarono tardi e costavano molto, un problema quest'ultimo che emerse anche negli USA quando si trattò di fronteggiare il C64, ma in quel caso c'era il vantaggio di poter contare su una base di circa un milione di utenti. In Italia invece nell'annuario della rivista Videogiochi del gennaio 1984 i computer Atari non erano nemmeno menzionati. È solo con l'arrivo della linea XL a metà 1984 e con lo sbarco ufficiale di Atari (maggio 1983 Atari International - Italy, sostituita a fine anno da Atari Italia S.p.A.) che fu possibile proporre al pubblico dei prodotti ad un prezzo concorrenziale (l'Atari 800XL costava più o meno quanto un Commodore 64). Il mercato italiano però era ormai indirizzato verso altre macchine, come dimostrato dal fatto che la popolare rivista di listati Paper Soft non incluse mai gli Atari o che l'autorevole MCmicrocomputer recensì l'Atari 800XL solo nel giugno 1985 (assieme al 130XE).

Catalogo Atari Italia, 1984

Catalogo Atari Italia, 1984

Catalogo Atari Italia, 1984

Catalogo Atari Italia, 1984

A fine 1984 il prezzo dell'800XL fu abbassato e nel 1985 venne lanciata una buona campagna pubblicitaria, seguita dall'arrivo della linea XE, il cui modello 130XE offriva 128KB ad un prezzo vantaggioso. Però la commercializzazione tardiva delle linee XL e XE, computer non più tecnologicamente avanzati come invece lo erano stati nel periodo 1979-1982 gli Atari 400/800 (i cui progettisti si ripresero la leadership nel 1985 con l'Amiga), il poco e costoso software disponibile in Italia e la scarsità di pubblicazioni (nelle riviste italiane dell'epoca ci sono diverse proteste da parte dei lettori), non permisero ai computer Atari di essere tra i protagonisti come negli USA.

Videogiochi, aprile 1985
fonte: Retroedicola Videoludica

Videogiochi, aprile 1985
fonte: Retroedicola Videoludica

Videogiochi, aprile 1985
fonte: Retroedicola Videoludica

Home Computer, giugno 1985
fonte: Retroedicola Videoludica

CONCLUSIONI

È fuori di dubbio che gli Atari 400/800 del 1979 furono tecnicamente innovativi e che i vari modelli di Atari 8-bit sono stati computer longevi e di successo, come dimostrato dai circa cinque milioni di esemplari venduti e, indirettamente, dalla vivacità dell'attuale scena mondiale, che ogni anno sforna centinaia di giochi e demo.

© 2008-2024 Filippo Santellocco